Gas, prezzo oltre 230 euro. L’Europa rischia una bolletta più alta di 800 mld di dollari. Ecco perché il piano dell’Ue fa acqua, secondo Citi

L’intervento dell’Ue si concentra solo sul mercato dell’elettricità (cap a 180 euro a MWh), piccolo segmento della domanda di gas, e sulla tassa sugli extra profitti delle compagnie oil che per Citi raccoglierà al massimo 8 mld di euro, solo l’1% della bolletta 

Il prezzo del gas naturale europeo sale oltre quota 230 euro a megawattora (+8,54% a 2,365 euro a MWh) all’indomani della presentazione dei piani della Commissione europea per raccogliere più di 140 miliardi di euro per far fronte alla crisi energetica che ha aumentato la prospettiva di razionamenti in vista dell’inverno. I prezzi del gas in Europa hanno subito un’impennata a causa della riduzione delle esportazioni da parte della Russia come ritorsione alle sanzioni occidentali per l’invasione dell’Ucraina, lasciando le famiglie in difficoltà nel pagare le bollette energetiche e le utility alle prese con una crisi di liquidità.

I governi europei hanno risposto con misure che vanno dal contenimento dei prezzi delle bollette dell’elettricità e del gas per i consumatori all’offerta di crediti e garanzie per evitare che i fornitori di energia collassino. Il piano della commissione Ue punta a raccogliere più di 140 miliardi di euro per i 27 membri dell’Ue a sostegno di famiglie e imprese. Non è stato escluso un tetto al prezzo del gas russo, ma è necessario ulteriore lavoro per valutare l’impatto di questa misura. Bruxelles sta anche analizzando come potrebbe funzionare un più ampio tetto al prezzo su tutte le importazioni di gas del blocco, quindi non solo su quelle di gas russo. Un’idea che ha diviso gli Stati membri, dopo che la Russia ha avvertito che potrebbe tagliare tutte le forniture.

L’Ue rischia una bolletta più alta di 800 miliardi di dollari 

Ebbene, secondo le stime di Alastair R Syme, analista di Citi, quest’anno l’Europa dovrà far fronte a una bolletta di 800 miliardi di dollari più alta del normale per il suo gas naturale e alcuni report (Bloomberg il 6 settembre) suggeriscono che i trader di energia sono esposti a un rischio sistemico da 1,5 trilioni di dollari di margin calls. “Il tanto atteso intervento d’emergenza dell’Ue non si propone di affrontare nulla di tutto ciò, concentrandosi, invece, sul mercato dell’elettricità (imposizione di un cap a 180 euro a MWh, che funzionerà come un claw back dei ricavi extra realizzati sopra questo livello in vigore dal 1 Dicembre 2022 al 31 Marzo 2023, ndr), solo un piccolo segmento della domanda di gas, e sulla tassa sugli extra profitti delle compagnie petrolifere che, secondo le nostre stime, raccoglierà al massimo 8 miliardi di euro”, ha contestato l’analista di Citi.

Citi smonta il piano dell’Ue: deve essere incentrato sulla riduzione della domanda di gas, non sull’elettricità

Il gas mantiene l’Europa al caldo e la riduzione delle importazioni russe significa che le forniture totali di gas in Europa sono circa il 12% al di sotto del normale. L’unica soluzione suggerita da Alastair R Syme è che l’Europa deve ridurre la domanda di una quantità simile. “Siamo sorpresi che il fulcro del piano energetico aggiornato dell’Europa non sia incentrato sulla riduzione della domanda di gas”, ha rincarato la dose Alastair R Syme, ribadendo che l’attenzione dell’Ue si è concentrata sul mercato dell’elettricità e su quello che viene definito un “contributo di solidarietà”, infatti l’Ue non usa il termine “windfall tax” per l’industria dei combustibili fossili.

Dal contributo di solidarietà 8 miliardi di euro, solo l’1% della bolletta del gas gonfiata in Europa

Citi, almeno per quanto riguarda le principali aziende che copre, ha stimato che questa tassa possa raccogliere fino a 8 miliardi di euro, ipotizzando un’aliquota del 33%, al di sotto delle proiezioni dell’Ue di 25 miliardi di euro e soprattutto solo l’1% della bolletta del gas gonfiata in Europa quest’anno. D’altra parte, la proposta di una windfall tax presenta due grandi incertezze.

La prima, ha spiegato Alastair R Syme, è che sono gli Stati membri a stabilire la politica fiscale, non l’Ue, e non è chiaro se tutti i Paesi seguiranno la proposta dell’Ue. Francia e Spagna sono notevolmente più tolleranti nei confronti dei combustibili fossili rispetto alla Germania. In secondo luogo, “stiamo arrivando a un punto in cui non corre buon sangue tra l’industria petrolifera e l’Ue, il che potrebbe aprire contenziosi legali. E la decisione di utilizzare il 2020, un anno in cui la mobilità globale si è fermata a causa del Covid-19, come un anno “normale” nel calcolo degli extra profitti sembrerebbe un argomento chiave”, ha concluso l’analista di Citi. (riproduzione riservata)

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