Oro, previsti tempi ancora duri almeno fino a fine anno. Per BofA e Ubp resterà sotto quota 1.700 dollari

La volatilità dei mercati azionari innescata dall’inflazione Usa, in calo meno delle attese in agosto (8,3%), e la minore domanda di oro fisico da parte degli Etf stanno facendo calare le quotazioni del metallo giallo (-9% da inizio anno)

Prezzi dell’oro ancora in calo. Le quotazioni del metallo giallo stamani sono scese a 1.671 dollari l’oncia (-0,3% con un -9% da inizio anno) dopo che ieri sono andate sotto 1.700 dollari sulla scia dell’indice dei prezzi al consumo di agosto negli Usa pubblicato martedì 13 settembre che è diminuito meno delle attese all’8,3%. “L’oro stava appena iniziando a ritrovare il suo equilibrio prima dei dati sull’inflazione Usa e il rapporto ha inferto un duro colpo. Il metallo giallo si trova comodamente sotto i 1.700 dollari. Il livello chiave è però 1.680 dollari e una rottura significativa di questo livello potrebbe essere dolorosa, dato che è stato un pavimento negli ultimi due anni. Potremmo quindi vedere un supporto intorno a 1.660 dollari, ma a quel punto il danno sarà stato fatto”, osserva Craig Erlam, analista di mercato senior, Regno Unito e Emea di Oanda. Intanto l’ipotesi di una politica monetaria ancora restrittiva negli Stati Uniti, rafforzatasi dopo il dato sopra le attese del’inflazione Usa di gennaio, si è già riflessa nei rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni, importanti anche per il mercato dell’oro. “Riteniamo che i mercati abbiano valutato adeguatamente il ciclo di inasprimento della Fed, il che significa che non dovrebbe esserci un ulteriore rialzo dei rendimenti rispetto ai livelli attuali, e questo significa che l’oro probabilmente non ha un grande potenziale di ribasso al di sotto dei livelli di circa 1.600 dollari l’oncia”, premette Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée.

Il ruolo del mercato azionario

Per quanto riguarda il mese di settembre, Kinsella ritiene che il posizionamento possa giocare un ruolo importante nel determinare l’azione dei prezzi a breve termine. “Il motivo è che la prospettiva di ulteriori ribassi dei mercati azionari potrebbe trascinare l’oro verso livelli di circa 1.650 dollari l’oncia, in quanto gli investitori riducono le posizioni in oro per bilanciare i ribassi delle loro posizioni azionarie. Questo è ora un rischio esplicito, e gli investitori dovrebbero rivedere gli stop sulle posizioni lunghe o essere pronti ad aumentare le posizioni in caso di calo al di sotto dei 1.650 dollari l’oncia”, avverte. Ma, secondo Ubp, gli investitori non dovrebbero farsi prendere dallo sconforto per quanto riguarda l’ipotesi di un ribasso nel breve termine. “La stretta anticipata delle banche centrali delle economie avanzate sarà in gran parte completata entro ottobre/novembre, il che significa che nel 2023 un’eventuale pausa nel ciclo di rialzi della Fed e una modesta debolezza del dollaro Usa dovrebbero, a parità di condizioni, trascinare l’oro verso la nostra previsione di 1.800 dollari l’oncia. Il tempo che ci separa da allora è molto lungo e quindi la gestione del rischio è fondamentale”, aggiunge l’esperto.

L’analisi della domanda

BofA spiega che con usi commerciali relativamente limitati e piuttosto costanti, la domanda volatile degli investitori per il metallo giallo tende a essere il fattore chiave dei prezzi dell’oro. E la dinamica degli investitori dipende principalmente dai movimenti di valuta, tassi e materie prime, nonché dalla più ampia volatilità del mercato. In questo senso, il 2020 è stato un anno straordinario in termini di domanda di investimenti, con un conseguente aumento dei prezzi del 27% su base annua. “Tuttavia, la richiesta di oro è diminuita drasticamente nel 2021, provocando un arresto relativamente brusco del movimento al rialzo. In effetti, le quotazioni dell’oro sono aumentate solo dell’1,6% lo scorso anno. Il quadro dell’oro è peggiorato quest’anno, con i deflussi degli Etf garantiti fisicamente che hanno compensato un rimbalzo degli acquisti delle banche centrali. Sebbene sia possibile modellare i fondamentali dell’oro sui flussi fisici, il nostro approccio è leggermente diverso rispetto alle altre materie prime, in parte perché alcune voci sono sensibili al prezzo, tra cui la domanda di gioielli”, dice BofA. A questo punto l’investment bank si chiede quanta richiesta degli investitori è necessaria per sostenere i prezzi dell’oro a diversi livelli. “La nostra analisi mostra che i prezzi dell’oro possono essere giustificati nell’intervallo 1.500 e 2.000 dollari a seconda di quanta domanda degli investitori prendiamo in considerazione; per riferimento, i prezzi dell’oro hanno una media di 1.824 dollari da inizio anno”.

In miglioramento lo scenario dal 2023

Secondo BofA, affinché l’oro scenda all’estremità inferiore dell’intervallo, le recenti liquidazioni degli investitori e i deflussi dagli Etf dovrebbero accelerare, “il che non è il nostro caso di base, dato che i nostri team di cambio e tassi si aspettano un’inversione della forza del dollaro”. Detto questo l’interesse degli investitori per l’oro è guidato dal contesto macroeconomico, osserva BofA. “A fronte dei recenti bruschi movimenti del dollaro Usa e dei tassi, l’oro è stato relativamente resistente. In effetti, stimiamo che l’oro scambia circa il 10-15% al di sopra del livello che i fondamentali implicano al momento. Un modo per giustificarlo è guardare all’inflazione. Tutto sommato, possiamo giustificare la stabilizzazione dei prezzi dell’oro appena al di sotto i 1.700 dollari entro la fine dell’anno. Affinché l’oro raggiunga 1.500 dollari l’oncia, i tassi nominali a 10 anni dovrebbero raggiungere il 4%, il che sembra difficile sullo sfondo di un rallentamento dell’economia statunitense. Nel frattempo, i segnali della Fed di un rallentamento del ciclo rialzista potrebbe alla fine portare nuovi acquirenti sul mercato, quindi continuiamo a prevedere un rialzo per l’oro mentre ci avviciniamo al 2023”, conclude BofA. (riproduzione riservata)

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