In rosso Hong Kong e Shanghai, l’incertezza sull’economia mondiale spinge giù l’Asia

Gli sforzi della Banca centrale cinese per risollevare l’economia non incoraggiano gli investitori. Sul valutario si rafforza ancora il dollaro. Scivolano i prezzi del petrolio mentre i timori per un taglio imminenti della produzione dell’Opec svaniscono

Ancora una sessione all’insegna dei ribassi per le borse asiatiche che continuano ad essere influenzate dall’incertezza che avvolge i mercati statunitensi che martedì 23 agosto hanno nuovamente chiuso in calo. Il Nikkei giapponese è sceso di oltre mezzo punto percentuale scivolando ben al di sotto del suo massimo della scorsa settimana (29 mila punti) a 28.319.

L’attenzione del Paese è concentrata sulla questione energetica. Il Giappone sta pianificando un drammatico ritorno all’energia nucleare a più di un decennio dal disastro di Fukushima, con l’obiettivo di riavviare una serie di reattori inattivi e di sviluppare nuovi impianti utilizzando tecnologie di prossima generazione. Il primo ministro Fumio Kishida sostiene il potenziale sviluppo e costruzione di nuovi reattori poiché il paese vuole evitare nuove tensioni sulle reti elettriche, che si sono deformate a causa della forte domanda quest’estate, e a frenare la dipendenza della nazione dalle importazioni di energia. Kishida dovrebbe fare un annuncio formale più tardi mercoledì, secondo il quotidiano Nikkei.

Gli sforzi della Cina per risollevare l’economia non incoraggiano gli investitori. In rosso Hong Kong e Shanghai

In rosso anche i listini cinesi, con l’indice Hang Seng di Hong Kong sceso dell’1,5% a 19.201 dopo aver oscillato tra guadagni e perdite all’inizio della seduta. In calo anche Shanghai Composite (-1,38%) mentre il peggiore è lo Shenzhen Composite che è sceso del 2,18%. Le prospettive per la ripresa economica della Cina diventano sempre più cupe nonostante gli sforzi di Pechino per aumentare la fiducia di investitori e consumatori con la messa in campo degli ultimi stimoli fiscali. Il governo sta inoltre cercando di allentare le misure imposte a causa della politica zero-Covid. Da oggi la Cina riapre le porte agli studenti stranieri per la prima volta dopo più di due anni, allentando le restrizioni all’ingresso imposte dopo lo scoppio della pandemia. “I cittadini stranieri in possesso di un permesso di soggiorno cinese valido per studio o di un biglietto da visita Apec per affari potranno entrare in Cina a partire da mercoledì”, hanno comunicato diverse ambasciate straniere in Cina. 

I titoli tech segnalano un trend positivo

Nonostante questo, i titoli tech cinesi danno speranza segnalando un trend positivo: le aziende mostrano prospettive di crescita mper il secondo semestre dell’anno migliori rispetto a quanto già registrato nel primo. A rafforzare questa convinzione nel corso della seduta sono stati i risultati del secondo trimestre di Catl, il più grande produttore mondiale di batterie per veicoli elettrici, che ha più che raddoppiato i suoi profitti, grazie anche al varo degl incentivi per aumentare le vendite di veicoli elettrici e attutire così l’impatto dei lockdown. Catl, i cui clienti includono Tesla, Volkswagen e Bmw, ha registrato un utile netto di 6,68 miliardi di yuan da aprile a giugno, in crescita del 164% rispetto a un anno fa.

Il dollaro continua a rafforzarsi sulle altre principali valute

Le valute asiatiche hanno registrato nuovamente un calo sul dollaro. Lo yuan e la maggior parte delle altre valute asiatiche sono andate sotto pressione già la scorsa settimana dopo le dichiarazioni di diversi esponenti della Fed che hanno rafforzato il biglietto verde e intaccato la propensione al rischio. La moneta americana resta forte anche sulla divisa giapponese che tratta a quota 137, mentre il cambio tra biglietto verde e renminbi cinese a 6,86 (+0,36).

Oro e petrolio in calo 

Il prezzo dell’oro torna in calo (-0,09% a 1.759 dollari l’oncia) dopo aver toccano il minimo degli ultimi tre mesi a inizio settimana, indebolito dalla forza del dollaro. Nel frattempo i prezzi del petrolio trattano in ribasso dimenticando i guadagni della vigilia. A far salire i prezzi del greggio nella giornata del 23 agosto erano state le parole del ministro dell’energia dell’Arabia Saudita che l’Opec+ potrebbe tagliare la produzione per correggere un recente calo del prezzo del greggio. Secondo quanto riferito a Reuters da alcune fonti però, “i potenziali tagli alla produzione dell’Opec+ potrebbero non essere imminenti e probabilmente coincideranno con il ritorno dell’Iran sui mercati petroliferi se dovesse concludersi un accordo nucleare con l’occidente”. Il Brent tratta in calo dello 0,44% a 99 dollari al barile mentre il Wti scivola dello 0,29% a 93 dollari. (riproduzione riservata)

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