Twitter è di Musk: vertici azzerati ma la liquidazione è milionaria

Dopo sei mesi di tira e molla la società passa di mano per 44 miliardi di dollari. Mister Tesla ha già fatto piazza pulita: il Ceo Agrawal avrà diritto a 50 milioni

L’ufficialità è arrivata che in Italia era notte. Twitter è di Elon Musk, che ha ratificato l’accordo siglato ad aprile scorso: 44 miliardi di dollari complessivi, 54,20 dollari per azione. Un’operazione discussa, chiusa, poi riaperta, poi di nuovo chiusa. Nel mezzo un passaggio in tribunale, il rischio di un processo, una serie di colpi di scena da pellicola hollywoodiana. Il tutto per una mossa dà a Musk l’ingrediente preferito: la visibilità. L’istrionico Ceo di Tesla adora far parlare di sé. Tanto da entrare nella sede di Twitter con un lavandino in mano, da inventarsi la vendita di un profumo che si chiama “capelli bruciati”, da fumare marijuana in diretta durante un’intervista, solo per citare alcune recenti uscite fuori dagli schemi.

Da venerdì, però, Elon Musk ha in mano un social network con milioni di utenti attivi. Una piattaforma fra le più “antiche” della galassia social, che ora lo stesso Musk sarà chiamato a svecchiare e a migliorare. Perché Twitter, nella storia più o meno quindicennale dei social network, è sempre sembrato il fratello sfortunato. Quello che non ce l’ha fatta, al cospetto della dissennata crescita dell’impero di Mark Zuckerberg. Conti in disordine, utenti in calo, investitori in fuga, Ceo che vanno (e poi tornano): la storia dell’uccellino blu è zeppa di controversie. E per quanto possa sembrare paradossale, a tenerlo vivo – negli ultimi anni – è stato il contestatissimo Donald Trump, oggi fuori (ancora per molto?) dal social di Market Street, ma fino a un paio d’anni fa account che creava maggiore interesse (che non vuol dire consenso) e discussione.

Vertici azzerati
L’ufficialità sulla fumata bianca della trattativa è arrivata dallo stesso Musk, che – manco a dirlo – ha usato Twitter per comunicare. E lo ha fatto a suo modo, con il classico tweet criptico: «The bird is freed» (l’uccellino è stato liberato). Poi ha immediatamente licenziato numerosi top executive del social network, a cominciare dalle cariche più alte: amministratore delegato e direttore finanziario. Per l’ormai ex Ceo, Parag Agrawal, è prevista una liquidazione da 50 milioni di dollari. Mentre il Cfo, Ned Segal, dovrebbe percepire 37 milioni. Sono cifre stabilite in seno al Cda di Twitter prima che Musk diventasse padrone della società. Una liquidazione milionaria è prevista anche per il responsabile della policy, Vijaya Gadde, colui che decise il ban di Donal Trump dalla piattaforma. Per lui arriva una buonuscita da 17 milioni. Per tutti i dirigenti licenziati, inoltre, Twitter dovrà coprire i premi dell’assicurazione sanitaria per un anno, per un importo di circa 31mila dollari ciascuno. Da sottolineare come nella giornata di venerdì, alcuni dei top manager licenziati siano stati subito scortati fuori dalla sede dell’azienda, a Market Street, nel cuore di San Francisco.

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Il futuro di Twitter
Ora le domande sono tutte concentrate sul futuro di Twitter. Cosa ne farà Elon Musk? Il Ceo di Tesla dovrà inventarsi un modello di business vincente. Un piano che vada al di là degli annunci pubblicitari, che punti a richiamare gli utenti e anche gli investitori. Recentemente ha fatto intendere che vorrebbe trasformare il social in un’app chiamata “X”. Una piattaforma che sarebbe in grado di offrire diversi servizi: dai micropagamenti al social networking, fino all’eCommerce. Una sorta di WeChat, ma occidentale. Un obiettivo decisamente ambizioso, per Musk. Ma se Twitter diventerà esclusivamente panacea dell’ego del nuovo proprietario, la strada sarà terribilmente in salita.

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