Gas, l’ucraina Naftogaz e il colosso russo Gazprom vanno allo scontro. L’Italia e altri 12 paesi Ue insistono: si metta un tetto al prezzo

Naftogaz conferma l’arbitrato contro Gazprom: non è un atto ostile, come sostenuto dal colosso russo che minaccia sanzioni. Più rigassificatori, idrogeno e biometano e investimenti nelle rinnovabili, tutte le proposte dei big energetici italiani all’Italian Energy Summit 

Mentre il gas continua a uscire nel Mar Baltico, dopo che diversi Stati europei hanno denunciato un attacco ai gasdotti Nord Stream 1 e 2, l’ucraina Naftogaz e il colosso russo Gazprom vanno allo scontro. L’amministratore delegato di Naftogaz, Yuriy Vitrenko, ha infatti respinto l’accusa di “atto ostile” mossa ieri, 27 settembre, dal gigante statale russo, confermando il processo di arbitrato avviato dopo che Gazprom ha respinto le richieste di pagamento per la fornitura di gas all’Unione europea.

“L’arbitrato andrà avanti indipendentemente dalla partecipazione di Gazprom”, ha scritto Vitrenko sui propri account social, “quando Naftogaz esercita questo diritto, è un normale esercizio di un diritto contrattuale e non un atto ostile”. Invece, Gazprom ha definito la posizione dell’ente ucraino come “ostile”, passibile di sanzioni da parte della Federazione russa, che potrebbero portare nei fatti a una sospensione del transito del gas attraverso l’Ucraina.

Uno scontro aperto che si aggiunge al probabile sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha promesso indagini sugli incidenti: “è fondamentale indagare ora sugli incidenti, ottenere piena chiarezza sugli eventi e sulle ragioni”, ha scritto von der Leyen su Twitter. “Qualsiasi interruzione deliberata delle infrastrutture energetiche europee attive è inaccettabile e porterà alla risposta più forte possibile”, ha tuonato. 

L’Ue potenzierà la sicurezza energetica dopo gli incidenti ai gasdotti Nord Stream 1 e 2

Le ha fatto eco Josep Borrell, a capo della diplomazia Ue: “ogni deliberata interruzione della fornitura dell’infrastruttura energetica europea è assolutamente inaccettabile e sarà affrontata con una risposta forte e unitaria”. In particolare, l’Unione europea rafforzerà la protezione delle proprie infrastrutture energetiche, “sosterremo qualsiasi indagine volta a fare piena chiarezza su cosa è successo e perché, e adotteremo ulteriori misure per aumentare la nostra resilienza nella sicurezza energetica”, ha aggiunto.

Un episodio che preoccupa anche il ceo di Enel, Starace

Un episodio che preoccupa anche il ceo di Enel, Francesco Starace: “è molto preoccupante e dimostra come la vicenda appartenga non più al trasporto del gas ma a tutt’altre cose”, ha affermato Starace, all’Italian Energy Summit, ribadendo che è necessario mettere un cap alla volatilità dell’indice Ttf “per ricondurre alla normalità il prezzo che ora è slegato dal suo effettivo valore. Mi auguro che l’Europa arrivi a questa decisione”.

L’Italia e altri 12 paesi Ue tornano a chiedere un tetto al prezzo del gas

Proprio in vista della prossima riunione del 30 settembre i ministri dell’Energia di 15 Stati membri dell’Ue, compresa l’Italia, hanno inviato il 27 settembre una lettera alla commissaria all’Energia, Kadri Simson, insistendo nella richiesta – a cui la Commissione ha risposto finora in modo elusivo – di imporre un tetto al prezzo del gas naturale nelle transizioni all’ingrosso sul mercato dell’Unione. “Riconosciamo gli sforzi compiuti dalla Commissione e le misure che ha presentato per affrontare la crisi. Ma”, hanno rilevato i 15 ministri, “dobbiamo ancora affrontare il problema più grave di tutti: il prezzo all’ingrosso del gas naturale”. Oltre al ministro italiano, Roberto Cingolani, hanno firmato la lettera i ministri di Belgio, Croazia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, e nelle ultime ore si sono aggiunti anche i colleghi di Francia e Bulgaria. Olanda e Germania sono, invece, i paesi che continuano a opporsi al tetto al prezzo del gas. la priorità”, hanno insistito i 15 ministri, aggiungendo che “può essere integrato con proposte per rafforzare il controllo finanziario del mercato del gas e sviluppare parametri di riferimento alternativi per la tariffazione del gas in Europa”. Da qui l’invito alla commissaria Simson a presentare “una proposta in questa direzione da discutere al Consiglio straordinario dell’Energia del 30 settembre, seguito da una proposta legislativa il più presto possibile”.

Per il Ceo di Eni, Descalzi, in Italia servono rigassificatori

Guardando all’Italia per il Ceo di Eni, Claudio Descalzi, in Italia servono rigassificatori. “Abbiamo ora in Italia 18 miliardi di rigassificazione e i rigassificatori che abbiamo sono saturi. Sul 2022 dovremmo avere un addizionale di circa 9,7-10 miliardi di metri cubi, al 2023-2024 dovremmo avere 17 miliardi addizionali e nel 2024-2025 arriveremo a 21-22 miliardi di metri cubi”, ha sottolineato il top manager, ricordando che il Governo Draghi ha fatto investimenti importanti in Paesi dove ha trovato molto molto gas. Infatti, l’Algeria ha più che raddoppiato il suo contribuito, dovrebbe dare 3 miliardi di metri cubi di gas questo inverno per arrivare a un totale di 20 miliardi di metri cubi di gas. Prima della crisi i maggiori contributori erano la Russia, l’Algeria, poi c’era la Norvegia. “Ora la Russia dà un contributo molto molto basso. Dopodiché si aprono capitoli che erano a zero, come il Qatar e l’Egitto, l’Indonesia, il Congo e il Mozambico”, ha elencato Descalzi dall’Italian Energy Summit, osservando che “tutti questi capitoli nuovi devono dare un contributo che ci porti nell’inverno 2024/25 a essere indipendenti. Servono rigassificatori”, ha ribadito. Più diversificazione geografica, ma anche un nuovo sistema amministrativo e burocratico. “Tutto deve essere pianificato per avere quantità in eccesso di gas che permettono di tenere basso il prezzo”, ha detto, spiegando che “serve una riduzione dell’utilizzo con grande sacrificio però del sistema industriale. Questa è la parte negativa ma la parte positiva è la sostituzione del gas con altri vettori. Da marzo abbiamo lavorato sui nostri sistemi energivori. Dovranno essere accelerati altri vettori come l’idrogeno che sono alternativi agli idrocarburi”.

Gallo ( Italgas): reti siano preparate per accogliere idrogeno e biometano

Anche l’efficientamento dei processi industriali può premiare nel lungo termine, secondo il ceo di Italgas, Paolo Gallo, anche lui intervenuto all’Italian Energy Summit. Il REPowerEU ha tratteggiato il ruolo chiave dei distributori di gas nel breve, medio e lungo termine e lo ha fatto indirettamente indicando il biometano e l’idrogeno come le fonti che al 2030 dovranno sostituire circa il 50% del gas che l’Ue importa dalla Russia. “È per questo che i Dso devono lavorare affinché le proprie reti siano pronte ad accogliere gas diversi e ciò è possibile solo rendendole smart, intelligenti e flessibili”, ha precisato Gallo.

Donnarumma ( Terna): più investimenti in rinnovabili, così il costo della bolletta scenderà del 90%

Se già oggi il prezzo dell’energia elettrica fosse dipendente solo dal costo industriale delle fonti rinnovabili e non, come accade ora, ancorato al costo della produzione a gas, il prezzo di riferimento della componente energia della bolletta dell’ultimo trimestre sarebbe inferiore di quasi il 90%, secondo l’amministratore delegato di Terna, Stefano Donnarumma, per il quale serve un massiccio programma di investimenti in rinnovabili e accumuli, “non possiamo tergiversare ulteriormente”.

Oltre a investire 18 miliardi di euro nei prossimi dieci anni per sviluppare la rete e abilitare le fonti rinnovabili, Terna ha da tempo evidenziato la necessità di promuovere lo sviluppo di capacità di accumulo di grande taglia, fondamentale per accumulare grandi volumi di energia nelle ore centrali della giornata quando la produzione del fotovoltaico è strutturalmente sovrabbondante, per restituirla soprattutto nelle ore serali e notturne. “Per realizzare gli accumuli previsti dal Pniec al 2030 si può stimare un investimento complessivo necessario pari a circa 15 miliardi di euro che porterà un duplice beneficio: da un lato avrà un impatto positivo sul Pil pari a oltre 40 miliardi di euro; dall’altro, grazie agli accumuli, sarà possibile immettere in rete circa 16 terawattora all’anno di energia rinnovabile che altrimenti sarebbe tagliata e sostituita da produzione a gas, con un costo addizionale di oltre 2 miliardi di euro all’anno. Negli ultimi dieci anni, tuttavia, gli investimenti in questo comparto sono stati insufficienti”, ha indicato Donnarumma.

L’Italia al 90% degli stoccaggi, punta al 93%

Intanto l’Italia, come ha annunciato il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha raggiunto prima del previsto l’obiettivo del 90% degli stoccaggi di gas in anticipo rispetto alla scadenza di fine autunno. “Un traguardo reso possibile dall’intenso lavoro portato avanti dal governo in questi mesi, grazie anche a Snam e al supporto di Gse e Arera”, ha spiegato il ministro. Un risultato che consente, ha previsto Cingolani, “di puntare verso un obiettivo ancora più ambizioso, al quale lavoreremo nelle prossime settimane, volto a raggiungere il 92-93% di riempimento degli stoccaggi, così da garantire maggior flessibilità in caso di picchi sui consumi invernali”.

Il prezzo del gas balza del 7%

Il prezzo del gas alla Borsa di Amsterdam dopo i danni ai gasdotti Nord Stream 1 e 2 continua a salire: la quotazione si porta a 199,15 euro a MWh, +7% rispetto alla chiusura di ieri. (riproduzione riservata)

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