La Cina doma l’inflazione e le borse festeggiano. L’euro torna sopra la parità

La Cina tiene le megalopoli in lockdown stretto e riesce a dominare l’inflazione senza muovere i tassi. Con l’effetto che le borse asiatiche chiudono la settimana in tono positivo. Salgono oro e petrolio, il dollaro scivola sulle maggiori valute. Bene i futures su Wall Street 

La Cina tiene le megalopoli in lockdown stretto e riesce a dominare l’inflazione senza muovere i tassi. Con l’effetto che le borse asiatiche chiudono la settimana in tono positivo. Alle ore 7:05 italiane di venerdì 9 settembre, il Nikkei sale dello 0,6%, Hong Kong balza del 2,64%, Shanghai dello 0,7%. Bene anche l’oro, +0,7% a 1.731,9 dollari l’oncia, così come il petrolio Wti americano, +0,6% a 84,07 dollari il barile.

Oggi il dollaro scivola su tutte le maggiori valute dopo il rally degli ultimi mesi, l’euro sale dello 0,67% a 1,006, lo yen dello 0,94% a 142,76, la sterlina dello 0,75% a 1,1550. Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dal 3,325% al 3,297%, mentre i futures su Wall Street sono positivi in media per lo 0,5%.

Cina, inflazione in calo al 2,5% ad agosto, sotto le attese

L’inflazione annuale cinese è scesa inaspettatamente al 2,5% anno su anno ad agosto 2022 dal picco degli ultimi due anni segnato a luglio del 2,7%, un dato più debole delle previsioni di mercato del 2,8%. I prezzi di cibo e beni non alimentari sono diminuiti a causa dei lockdown in molte grandi città e il clima avverso, caratterizzato da grandi ondate di caldo. 

L’inflazione dei prezzi alla produzione in Cina è scesa a sua volta ai minimi degli ultimi 18 mesi al livello del 2,3% su base annua ad agosto 2022 dal 4,2% del mese precedente e sotto il consenso di mercato del 3,1%. L’ultima cifra ha rappresentato il 20° mese consecutivo di rallentamento dei prezzi alla produzione. Su base mensile, i prezzi sono diminuiti dell’1,2% ad agosto dopo essere scesi dell’1,3% a luglio. Considerando i primi otto mesi dell’anno, i prezzi di fabbrica cinesi sono cresciuti del 6,6%.

A Chengdu, megalopoli più grande di New York, non si esce di casa

Intanto, quasi tre anni dopo che il Covid-19 ha alzato la testa, milioni di persone sono ancora rinchiuse in Cina a causa del virus. Chengdu (21 milioni di abitanti), una megalopoli che ospita più persone di New York, ha esteso il lockdown di una settimana nella maggior parte delle aree del centro. È la più grande città a chiudere dopo i due mesi di confinamento di massa di Shanghai (26 milioni di abitanti) all’inizio di quest’anno.

Per il presidente Xi Jinping, l’unico leader al mondo fedele a una politica di Covid-Zero, le misure sono giustificate perché salvare vite vince su tutto. Ma sebbene la politica possa aver salvato migliaia, se non milioni di persone da una morte prematura, è anche vero che la Cina, inclusa Hong Kong, si sta sempre più isolando dal resto del mondo costringendo gli economisti a rivedere al ribasso le stime di crescita del Paese. Infatti  Nomura ha nuovamente tagliato le previsioni per il Pil sulla Cina nel 2022 al 2,7% dal 2,8% precedente, citando il freno delle nuove restrizioni ai movimenti a causa del Covid.

A Chengdu, famosa per i suoi panda giganti, i residenti nelle aree chiuse devono rimanere a casa e sottoporsi a test quotidiani. Chi invece vive al di fuori di aree ritenute ad alto rischio, può uscire a giorni alterni solo per due ore per generi alimentari e necessità mediche. (riproduzione riservata)

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