Stagflazione: Cina il paese più colpito ma preoccupa effetto contagio globale

In uno scenario di stagflazione, la minore crescita globale, l’impennata dell’inflazione e l’aumento dei differenziali di interesse potrebbero far salire il numero di società in perdita (potenziali defaulter) di 2,4 volte al 17% entro il 2023.

Questi i risultati di uno stress test condotto da S&P Global Ratings in uno scenario di stagflazione su 20,000 società a livello globale non oggetto di rating, con affondi regionali e settoriali, così come su alcuni pool specifici di società oggetto di rating. Ebbene dallo stress test emerge che la Cina è il Paese più colpito, con le perdite del Paese che triplicano fino a raggiungere il 22% nello scenario “grave” delineato da S&P. Rappresentando un terzo del debito corporate globale, le imprese cinesi rappresentano un possibile rischio di contagio.

Per quanto concerne i settori in difficoltà, S&P menziona quelli industriali, immobiliari e quelli legati ai consumi discrezionali non si sono ancora del tutto ripresi dalla crisi pandemica. In condizioni di stress, le loro perdite aumentano di oltre la metà. A livello regionale, l’Asia è l’area più esposta e tra le 20.000 società, perlopiù prive di rating, analizzate da S&P, quelle asiatiche sono più esposte agli shock dell’inflazione e dei tassi d’interesse rispetto ai subsample europei e nordamericani. La Cina registrerà le perdite maggiori ma il rallentamento di Pechino è un fattore di preoccupazione globale. La metà delle società cinesi è “altamente indebitata” o peggio. Il Paese rappresenta un preoccupante 31% del debito corporate globale. Di conseguenza, il rallentamento dell’economia nazionale desta preoccupazione non solo per le imprese cinesi, ma per tutto il mondo.

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