Ice: l’export italiano cresce del 22,4% nella prima metà del 2022

Le imprese italiane, nonostante le piccole dimensioni e il gap tra Nord e Sud, si sono dimostrate resilienti alla pandemia e alla guerra 

Le imprese italiane hanno reagito meglio del previsto e meglio delle altre grandi economie comparabili all’emergenza sanitaria e ai primi effetti della guerra in Ucraina. Non solo infatti nel 2021 l’export italiano ha segnato il record di 516 miliardi (+18% sul 2020 e +7,5% sul 2019) ma nei primi mesi del 2022 è cresciuto del 22,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Però di 20 punti è responsabile l’inflazione, precisa il presidente dell’Ice, Carlo Ferro, nel presentare il 36esimo Rapporto sul commercio estero Ista-Ice. 


Di Maio: servono misure strutturali

Se l’Italia sta dimostrando un grado di apertura sempre maggiore agli scambi internazionali, con un export di beni e servizi che rappresenta il 32% del pil, l’incertezza macroeconomica e geopolitica domina lo scenario internazionale. Le previsioni di crescita per il commercio mondiale sono ancora positive per il 2022- 2023, attestandosi rispettivamente del 2,1% e del 4%, pur se ridimensionate rispetto alle precedenti stilate a febbraio. 

Lo shock sanitario e poi bellico hanno infatti amplificato “alcune criticità del sistema economico internazionale” e reso dunque ancora più urgente il ripensare i modelli di crescita, di produzione e consumo, ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al convegno di Napoli sull’export sottolineando che “è evidente che aggiustamenti congiunturali e manovre tampone non sono sufficienti per rispondere a questa esigenza di fondo”.

Le piccole imprese e del Nord esportano di più

L’Italia in particolare dovrà impegnarsi sulle sue ataviche sfide strutturali e puntare sull’innovazione, oltre che battersi per un tetto europeo al prezzo del gas, aggiunge Di Maio. Dall’aggiornato rapporto Istat-Ice emerge che Nord e Centro esportano il 90% dei beni e dei servizi prodotti in Italia. Il Sud rappresenta il 10% da oltre 10 anni ma si vedono segnali positivi, ricostruisce Ferro: quasi sempre il doppio delle imprese attualmente esportatrici del Mezzogiorno ha partecipato nel 2021 ai programmi dell’Ice, ad esempio, per l’e-commerce (22%), per le startup (14%) e per le fiere estere (22%). 

Un’altra debolezza italiana è il fatto che il 51% delle esportazioni proviene da piccole e medie imprese che non realizzano più di 750 mila euro all’anno con le vendite all’estero. “Dobbiamo far crescere in dimensione le aziende che esportano per crescere ancora” suggerisce il numero uno dell’Ice.

Il tessuto produttivo italiano deve anche adattarsi alle nuove priorità dei consumatori e diventare più attento alla digitalizzazione e alla sostenibilità, anche se uno dei quattro quaderni tematici dell’Ice mostra come la qualità green delle aziende esportatrici è di quasi il 60% superiore a quelle che non esportano. (riproduzione riservata)

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