Germania, i prezzi alla produzione ai massimi storici. Aumentano i timori di una recessione

Il dato di luglio è salito al 5,3% su base mensile e del 37,2% su base annua. A corto di gas russo, il Paese rischia di non raggiungere gli obiettivi di stoccaggio per l’inverno, fissati al 95%. Ad Amsterdam i futures sul gas vicini ai massimi, a 246 euro 

Nuove preoccupazioni dalla Germania. Nella prima economia dell’Europa i prezzi alla produzione nel mese di luglio sono saliti del 5,3% su base mensile, ben oltre il consenso dello 0,6%, e del 37,2% su base annua. “Le prospettive economiche per il Paese restano cupe a causa dell’impennata dei costi dell’energia e delle interruzioni della catena di approvvigionamento”, ha affermato il ministro delle finanze tedesco, Christian Lindner.  Si tratta degli aumenti più alti mai registrati dall’inizio dell’indagine statistica nel 1949.

Nuovo massimo per i prezzi alla produzione tedeschi

Secondo l’agenzia di statistica Destatis, il dato è in accelerazione rispetto al mese di giugno, quando si era attestato al +32,7% anno su anno superando il consenso degli economisti che si attendevano un rallentamento al 31,5%. L’11 agosto scorso, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha promesso un nuovo pacchetto di aiuti di fronte all’impennata dei prezzi, riaffermando il suo impegno per il ritorno del rigore di bilancio l’anno prossimo, limitando il deficit pubblico allo 0,35% del pil. Alla domanda sull’importo di questo possibile aiuto, Lindner ha stimato “un piccolo numero a due cifre in miliardi di euro”.

Anche per l’economista senior di Commerzbank, Ralph Solveen, l’aumento registrato alla produzione è “esclusivamente attribuibile a un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia”. Infatti, i prezzi delle forniture energetiche sono volati del 14,7% rispetto a giugno 2022, registrando un balzo a tripla cifra (+105%) dai valori di luglio 2021, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi del gas naturale (+163,8% rispetto all’anno precedente) e dell’elettricità (+125,4% su anno). Escluso questo settore, l’aumento dei prezzi alla produzione lo scorso luglio si è attestato appena a +0,4% su base congiunturale e a +14,6% anno su anno. “La pressione sui prezzi core a livello di produttori sembra quindi allentarsi gradualmente – ha sottolineato l’economista – anche se questo non segna la fine del periodo di alti tassi di inflazione”.

Indice Zew scende meno delle attese 

Anche l’indice Zew relativo alle attese economiche in Germania si è attestato a -55,3 punti ad agosto rispetto ai -53,8 di luglio, peggiore del consenso degli economisti di -56,9 punti, mentre quello riferito alle attuali condizioni economiche in Germania è sprofondato a -47,6 punti dai -45,8 di luglio. Come ha sottolineato Mateusz Urban, economista di Oxford Economics, il dato fornisce ulteriori prove del fatto che dopo la stagnazione del pil nel secondo trimestre l’attività nella maggiore economia dell’Eurozona è rallentata ulteriormente nel terzo periodo del 2022.

“Il ritmo dei cali (delle componenti dell’indice Zew, ndr) è rallentato, ma entrambi gli indicatori sono a livelli molto bassi. Prevediamo forti venti contrari all’economia, che potrebbero portare a una recessione nel corso dell’inverno”, avvertono anche gli economisti di Morgan Stanley. Infine, per Andrew Kenningham, economista capo di Capital Economics per l’Europa, “una recessione è inevitabile nella seconda metà di quest’anno poiché l’impatto dei prezzi elevati dell’energia su entrambi famiglie e industria entrano in vigore”.

Schnabel: probabile una recessione ma non prolungata

Nonostante il caro vita e la diminuzione di indicatori come la fiducia dei consumatori o delle imprese, secondo il membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, Isabel Schnabel al momento non vi sarebbero segnali per prospettare una recessione prolungata o profonda. “Quello a cui stiamo assistendo è uno shock dal lato dell’offerta – ha spiegato Schnabel all’agenzia Reuters – è probabile che le pressioni inflazionistiche persistano per qualche tempo anche con la normalizzazione della politica monetaria in corso”. A luglio la Banca centrale europea ha alzato tutti i tassi di interesse di 50 punti base, sulla scia delle strette monetarie imposte dalla Federal Reserve. “Eravamo preoccupati per le prospettive dell’inflazione”, ha spiegato Schnabel. “Se guardo i dati più recenti, le preoccupazioni che avevamo a luglio non si sono attenuate. Non credo dunque che le prospettive siano mutate in misura sostanziale”.

In Germania è allarme sugli stoccaggi di gas

Ma per il governo di Olaf Scholz le preoccupazioni non sono finite: a corto di gas russo, la Germania rischia di non raggiungere gli obiettivi di stoccaggio per l’inverno, fissati al 95%. Il valore supera di cinque punti percentuali quanto richiesto da Bruxelles agli Stati Membri, ma per l’Autorità per l’Energia tedesca è poco realistico. Al momento, le riserve del paese sono piene al 75%, livello raggiunto due settimane prima del previsto, ma per il capo dell’autorithy federale, Klaus Muller la situazione non è ancora risolta. “Gli inverni a rischio sono due e il secondo potrebbe essere ancora più difficile”, ha dichiarato l’esperto. “Dobbiamo risparmiare molto gas per almeno un altro anno”, ha aggiunto. Intanto, al Ttf il gas europeo tratta al rialzo del 2% a 246 euro al megawattora, vicino ai massimi dell’estate. (riproduzione riservata)

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